2Cor 5,14
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Il logo è stato realizzato da Mariangela Rossi su proposta di sr M. Celeste Perez Padilla.
La croce di Gesù abbraccia il mondo, l’umanità. “Se rimaniamo uniti a Gesù il freddo dei momenti difficili non ci paralizza; e se anche il mondo intero predicasse contro la speranza, se dicesse che il futuro porterà solo nubi oscure, il cristiano sa che in quello stesso futuro c’è il ritorno di Cristo…” Papa Francesco
La speranza è la via del bene che ci chiama ad essere donne coraggiose che sanno sfidare la notte per essere annunciatrice delle prime luci dell’alba, rinvigorendo l’energia interiore.
Il mondo oggi ha sete di Dio e come donne consacrate la nostra prima missione è trasmettere il volto materno di Dio.
La stella rappresenta Maria, alla quale guardiamo per trarre ispirazione per imparare ad ascoltare il grido dell’umanità e incarnare il carisma di carità donando la speranza del Risorto in uno stato permanente di missione.
Spunti Biblici:
Sentinella quanto resta della notte? (Is 21,11)
Il breve, ma intenso, oracolo profetico di Is 21,11-12 può aiutarci a discernere l’oggi della nostra storia.
La sentinella nei tempi antichi si trovava in una posizione da cui si vedeva un pericolo che gli altri non riuscivano a scorgere, ed era tenuta a dare un avvertimento.
Il tempo faticoso che l’umanità sta vivendo in questo cambio d’epoca, violenza e distruzione a causa della guerra in più parti della terra (la terza guerra mondiale a pezzi come l’ha definita papa Francesco), devastazioni naturali causate dai cambiamenti climatici, le ideologie che minacciano l’integrità e il rispetto della persona, e non ultimo i tempi difficili che sta attraversando la Chiesa e di conseguenza anche la nostra famiglia religiosa, ci chiede una riflessione alla luce della fede per non cadere in osservazioni scontate e senza efficacia.
Nel testo biblico citato, la notte desolata che disorienta, in cui non si intravvede l’inizio del giorno, la profezia sembra alludere ad un nuovo evento inaspettato, dopo il lungo dominio straniero; da qui scaturisce la ragione dell’interrogativo rivolto alla sentinella: «Che resta della notte?».
La conclusione del testo insiste sul perseverare, sul non perdere la speranza; è necessario, ammonisce il profeta sentinella, porsi la domanda con insistenza e prepararsi ad un cambiamento nella condotta mediante la conversione. In questa prospettiva il testo profetico riserva un’attenzione particolare al compito affidato alla sentinella nei confronti della città, al fine di salvaguardare l’incolumità di quanti vi dimorano.
La provocazione invita a porsi interrogativi al fine di intraprendere un cammino di discernimento, di ricerca di senso del tempo presente in vista di un ricominciare, cioè di un procedere oltre mediante scelte nell’orizzonte della speranza.
Ricominciare, un ricominciare autentico, che non sia la sconfitta di una rassegnazione. Questa conversione domanda un movimento di ritorno nello stile di una speranza grande come se si vedesse l’invisibile (cfr. Eb 11,27).
È necessario anzitutto ritornare a Dio, ripartire da Lui attraverso una trasformazione interiore profonda, ribadendo il primato dell’interiorità, della spiritualità, rispetto ad un attivismo esasperato. (cfr. 2Cor 4,16-18; Ef 3, 14-16). L’uomo interiore è l’uomo nuovo, che impegna al meglio le sue facoltà che è cosciente del proprio limite e, dunque, cammina e opera nell’umiltà, orientato a una realtà più grande che racchiude il senso ultimo dell’esistenza.
In tal senso, la notte delle domande e della ricerca è tempo prezioso per rileggere quanto è accaduto nella storia dell’umanità, nella nostra storia di Congregazione, un tempo sapienziale guidato dallo Spirito per verificare e discernere la nostra disponibilità al rinnovamento e al ricominciare mettendo al bando le paure e quanto ci paralizza e che inquinano la responsabilità di scegliere.
È nella notte che comprendiamo dove sta il nostro cuore, è nella notte che ci rendiamo conto se abbiamo ancora speranza, se abbiamo creduto alla promessa (cfr Gen 22), alla forza di un carisma che ci è stato donato, se crediamo davvero che abbiamo un tesoro da custodire.
La speranza è la via del bene che ci chiama ad essere donne coraggiose che sanno sfidare la notte per essere annunciatrice delle prime luci dell’alba, rinvigorendo l’energia interiore, rischiando il poco che abbiamo, nella certezza che sarà il Signore a fare crescere nella misura della nostra fede.
Riferimenti ecclesiali
Nel 2017 Papa Francesco ha dedicato le catechesi alla dimensione della speranza invitando a non avere paura “in questa nuova fase della storia”, ma a viverla “con umiltà, con fiducia e preservando nella vigilanza operosa.
“Nessuna notte è così lunga da far dimenticare la gioia dell’aurora. E quanto più oscura è la notte, tanto più vicina è l’aurora. Se rimaniamo uniti a Gesù, il freddo dei momenti difficili non ci paralizza; e se anche il mondo intero predicasse contro la speranza, se dicesse che il futuro porterà solo nubi oscure, il cristiano sa che in quello stesso futuro c’è il ritorno di Cristo. ...Perciò non ci richiudiamo in noi stessi, non rimpiangiamo con malinconia un passato che si presume dorato, ma guardiamo sempre avanti, a un futuro che non è solo opera delle nostre mani, ma che anzitutto è una preoccupazione costante della provvidenza di Dio. Tutto ciò che è opaco un giorno diventerà luce.
Chi reca speranza al mondo non è mai una persona remissiva. Gesù ci raccomanda di attenderlo senza stare con le mani in mano: «Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli» (Lc 12,37). (Papa Francesco, udienza generale, 11 ottobre 2017)
“Pensa, lì dove Dio ti ha seminato, spera! Sempre spera. Non arrenderti alla notte: ricorda che il primo nemico da sottomettere non è fuori di te: è dentro. Pertanto, non concedere spazio ai pensieri amari, oscuri. Fede e speranza procedono insieme… Ama le persone. Amale ad una ad una. Rispetta il cammino di tutti, lineare o travagliato che sia, perché ognuno ha la sua storia da raccontare. Anche ognuno di noi ha la propria storia da raccontare… Gesù ci ha consegnato una luce che brilla nelle tenebre: difendila, proteggila. Quell’unico lume è la ricchezza più grande affidata alla tua vita. E soprattutto, sogna! Non avere paura di sognare. Sogna! Sogna un mondo che ancora non si vede, ma che di certo arriverà…Se sbagli, rialzati: nulla è più umano che commettere errori. E quegli stessi errori non devono diventare per te una prigione…Se ti colpisce l’amarezza, credi fermamente in tutte le persone che ancora operano per il bene: nella loro umiltà c’è il seme di un mondo nuovo. Frequenta le persone che hanno custodito il cuore come quello di un bambino. Impara dalla meraviglia, coltiva lo stupore.
Vivi, ama, sogna, credi. E, con la grazia Dio, non disperare mai. (Udienza,20 settembre 2017)
Così Papa Francesco invitava la Chiesa a una nuova evangelizzazione a un nuovo fervore e dinamismo portino agli altri l’amore di Gesù in uno “stato permanente di missione”, vincendo “il grande rischio del mondo attuale”: quello di cadere in “una tristezza individualista” senza speranza
“La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù. Coloro che si lasciano salvare da Lui sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall’isolamento. Con Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la gioia. In questa Esortazione desidero indirizzarmi ai fedeli cristiani, per invitarli a una nuova tappa evangelizzatrice marcata da questa gioia e indicare vie per il cammino della Chiesa nei prossimi anni.” (EG 1)
Riferimenti carismatici
Il nostro Fondatore, Venerabile padre Emilio Venturini, uomo di profonda fede, speranza e carità, di fronte alla dura prova delle soppressioni attuate dal governo italiano e vedendosi costretto a lasciare la comunità dell’Oratorio e a ritornare in famiglia, non si scoraggiò e nella ricerca costante della volontà di Dio, orientato da mons. Boscolo, si diede a un nuovo apostolato tutto orientato alle opere di carità. Scrive a tal proposito: ”Scacciato con violenza dalla Congregazione in giovane età, ed in ottima salute, mi rincresceva vedermi attendere solo a me stesso, e avendo abbracciato la Congregazione non per mio solo vantaggio spirituale, ma si bene per istrappare più anime che potessi all’inferno, ed allontanato il pensiero di entrare in qualche altra comunità religiosa, perché mi fu detto non essere ciò volontà di Dio, promisi di impiegare la buona e matura mia età e la mis salute alla maggior gloria di Dio… mi misi con tutto l’ardore a visitare, ad aiutare, a sovvenire direttamente e indirettamente a tante famiglie poverissime nel corpo ma più nello spirito; e ciò che più mi attraeva e mi faceva provare i sensi della compassione ed a cui non potei resistere, fu il vedere tante bambine derelitte e pezzenti quasi colombe spennate essere sempre in lotta col vizio e con al fame. (Lettera alla Congregazione,14 maggio 1876)
Il suo rifarsi a Dio, il suo avere come punto di riferimento Cristo-roccia fu una costante della sua vita di uomo e di sacerdote, di fondatore, per la sua missione a cui veniva chiamato soprattutto verso chi aveva bisogno. (Positio p. 31)
Per padre Emilio vivere la speranza cristiana significò tendere la propria vita verso il Signore con perseveranza e costanza superando le difficoltà del suo tempo con una fede incrollabile e una vita di preghiera intensa. Abbandonato alla volontà di Dio e con una grande fiducia nella Provvidenza non ebbe paura di iniziare l’opera di carità pur tra mille difficoltà: “Ora si cominci Dio provvederà”.
In Madre Elisa vediamo l’esempio di una donna coraggiosa che come padre Emilio, in tempi di prova, non si è rinchiusa in se stessa, ma animata da intensa carità, accompagna i primi passi dell’opera incarnando il carisma con piena disponibilità: “Se lei m’ aiuta temporalmente, io mi prenderei le due orfane più abbandonate e le terrei con me”.
È chiaro l’accenno alla speranza che porta i nostri Fondatori a illuminare i tempi bui del loro tempo, lasciandosi guidare dallo Spirito verso nuovi orizzonti, con una grande capacità di leggere i segni dei tempi e di rendere presente il Regno di Dio dove più c’era bisogno.
2Cor 5,14
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